Bambina al parco che sorride - disciplina bambini piccoli

Perché la disciplina con i bambini piccoli non funziona come pensi

Siamo nella sala d’attesa del dottore, e stiamo aspettando il nostro turno. Zara, tre anni e mezzo, è seduta di fianco a me. Mi chiede quanto tempo dobbiamo aspettare, le spiego che il dottore è un po’ in ritardo. Si alza in piedi un paio di volte, mi fa qualche domanda e si siede un’altra volta. “Wow, this is easy” penso con in mente un flashback di un anno prima: la stessa bambina, che saliva e scendeva dalla sedia, toccava tutto, si arrampicava ovunque e sembrava non conoscere limiti. In quel momento ho sentito una nostalgia improvvisa per quella bambina più “selvaggia”, sicuramente più difficile da gestire, ma anche libera, impulsiva, totalmente disinteressata alle aspettative che spesso associamo alla disciplina con i bambini piccoli.

I bambini in questa fascia d’età smbrano non ascoltarci mai, non voler seguire le regole e voler rendederci la vita difficile. Attraversare questa fase senza frustrazione, senza urlare e senza ricorrere a punizioni, richiede prima di tutto di capire chi abbiamo davanti: un bambino con un cervello ancora immaturo, che sta imparando poco alla volta a regolarsi, a contenere gli impulsi e a comprendere i limiti.

Raffaella Rossi

Mi presento…

Ciao,

sono Raffaella Rossi, Pedagogista Montessori e Consulente del Sonno Infantile.

Se vuoi approfondiere l’argomento, io e Miriam di Montessori per Crescere, abbiamo parlato di disciplina in questo episodio del Podcast Gentile.

In questo articolo ti spiego perché la disciplina tradizionale con i bambini piccoli non funziona e perché la comunicazione è uno degli strumenti più potenti per guidarli in modo efficace e rispettoso.

Perché i bambini piccoli non riescono a “comportarsi bene

Bambina he cammina al parco su una strada fangosa

Chi vive con un bambino tra uno e tre anni si chiede spesso perché i bambini piccoli non ascoltano, perché sembrano ignorare regole che conoscono e perché passano così velocemente da uno stato di calma a una vera e propria tempesta emotiva.

Nel webinar Gestire le tempeste emotive con gentilezza abbiamo parlato a lungo di come funziona il cervello dei bambini e di cosa succede tra la nascita e i tre anni. Queste conoscenze sono fondamentali per affrontare la disciplina con i bambini piccoli senza frustrazione e per capire quali strumenti sono davvero efficaci quando non sembrano collaborare.

Per molto tempo si è pensato che il cervello dei bambini fosse una sorta di versione in miniatura di quello degli adulti. Le neuroscienze ci hanno invece mostrato che il cervello infantile ha caratteristiche proprie e segue tempi di maturazione completamente diversi.

Immaturità neurologica

Alla nascita, tutte le strutture del cervello sono presenti, ma molte sono ancora profondamente immature. Nei primi anni di vita il cervello del bambino, guidato dalle esperienze quotidiane e dalle interazioni con l’ambiente, crea milioni di connessioni neurali a una velocità che non si ripeterà mai più nel corso della vita.

Un’area particolarmente rilevante, quando parliamo di disciplina nei bambini piccoli, è la corteccia prefrontale. Questa zona del cervello è completamente immatura alla nascita e si occupa di funzioni come:

  • il pensiero logico
  • l’autocontrollo
  • le funzioni esecutive
  • la capacità di prevedere le conseguenze delle azioni

È anche la sede della teoria della mente, ovvero la capacità di comprendere che gli altri hanno pensieri, emozioni e intenzioni diverse dalle proprie. Nei toddlers questa competenza è ancora in pieno sviluppo, ed è per questo che aspettarsi comportamenti “razionali” o empatici è spesso irrealistico.

Emozioni che prendono il sopravvento

La corteccia prefrontale ha un ruolo centrale anche nella regolazione emotiva. Nei bambini piccoli anche questa funzione è immatura. Questo significa che non possiedono gli strumenti necessari per gestire da soli ciò che provano. Quando un toddler, un bambino tra i 14-16 mesi e i 3 anni, sperimenta un’emozione intensa — rabbia, frustrazione, paura — ne viene letteralmente travolto. Il suo cervello emotivo prende il sopravvento e la parte razionale si “spegne”. In quei momenti il bambino non è in grado di ascoltare, ragionare o controllarsi e ha bisogno diun adulto regolato che lo aiuti a tornare allo stato di calma.

Ed è proprio qui che molte strategie di disciplina tradizionale falliscono: chiediamo autocontrollo a un cervello che non è ancora pronto a offrirlo.

I limiti della disciplina tradizionale: punizioni, minacce e premi

Molti di noi sono cresciuti con un approccio autoritario alla disciplina. Quando ci troviamo in difficoltà con i nostri figli, tendiamo quindi a ricorrere alle uniche strategie che conosciamo: punizioni, minacce e premi.

Il problema è che queste strategie non prendono in considerazione l’aspetto più importante: i bambini hanno bisogno bisogno di tempo e guida per imparare le abilità che ci aspettiamo da loro. Solo attraverso la pratica, l’esperienza e la nostra guida possono imparare a gestire le emozioni forti piuttosto che come interagire con gli altri o rispettare l’ambiente che li circonda. Al contrario, l’approccio autoritario spesso usa la paura come mezzo per fermare un comportamento velocemente. E questo le rende poco efficaci, soprattutto quando parliamo di disciplina con i bambini piccoli.

In questo articolo parlo anche della tecnica del time-out e delle ragioni per cui te lo sconsiglio. Leggilo qui.

Se invece preferisci un contenuto da ascoltare, ti consiglio questo episodio del Podcast Gentile.

Punizioni: fermano il comportamento, ma non insegnano nulla

Le punizioni hanno come obiettivo quello di far smettere il bambino di fare qualcosa attraverso la paura, la vergogna o la perdita di un privilegio. In questo modo, però, il messaggio che passa non è “sto imparando”, ma “ho sbagliato e per questo vengo punito”. Nel tempo, le punizioni insegnano che l’errore è qualcosa di negativo e da evitare, anziché un’occasione di apprendimento. Inoltre, si basano sull’opposizione piuttosto che sulla collaborazione e creano una distanza emotiva tra bambino e adulto. Questa distanza può portare a un’apparente obbedienza nel breve termine, ma spesso è seguita da un peggioramento dei comportamenti nel lungo periodo. In questo articolo ti suggerisco un’alternativa che puoi iniziare ad utilizzare subito: le conseguenze naturali.

Minacce: inefficaci e dannose per la relazione

Le minacce sono un’altra strategia molto diffusa nella disciplina tradizionale. Frasi come “Se non vieni via subito ti lascio al parco” o “Se continui così non ti voglio più” vengono spesso dette nei momenti di esasperazione.

Il problema è che le minacce si basano sulla paura, coinvolgono conseguenze che, nella maggior parte dei casi, non verranno mai applicate e minano la fiducia e la credibilità dell’adulto.
Quando il bambino si accorge che l’adulto non mantiene ciò che dice, smette gradualmente di prendere sul serio le sue parole. Questo rende sempre più difficile farsi ascoltare e alimenta ulteriormente i conflitti.

Premi: funzionano nel momento, ma non costruiscono competenze

Anche i premi possono sembrare una soluzione efficace, soprattutto nel breve periodo. Tuttavia, instaurano un meccanismo di ricompensa esterna che non è sostenibile nel tempo.

Il bambino impara a comportarsi in un certo modo non perché ha compreso il limite o sviluppato una nuova abilità, ma perché si aspetta qualcosa in cambio. In questo modo, la motivazione diventa esterna e il comportamento dipende sempre dalla presenza del premio. Ancora una volta, il comportamento può cambiare sul momento, ma non viene insegnata alcuna competenza utile per il futuro.

Cosa puoi realisticamente aspettarti da un bambino tra i 2 e i 4 anni

Copertina del libro La comunicazione gentile

La comunicazione gentile…

Questo libro è pensato per i genitori che desiderano comunicare con i bambini in maniera efficace e rispettosa fin dalla nascita. Parliamo di sviluppo, bisogni dei bambini piccoli, disciplina e tanto altro.

Dopo aver visto perché la disciplina tradizionale non funziona, è normale chiedersi: “Va bene, ma allora cosa posso fare per farmi ascoltare dal mio bambino piccolo?”

Prima di parlare di strategie e strumenti, però, è fondamentale fare un passo indietro e soffermarsi sulle aspettative realistiche che possiamo avere nei confronti di un bambino tra uno e tre anni. Capire cosa è alla sua portata e cosa invece non lo è ancora permette di accettare con serenità comportamenti che sono normali e legati allo sviluppo dei bambini 1-3 anni e scegliere l’approccio più efficace.

Attenzione

La capacità di mantenere l’attenzione nei bambini piccoli è ancora molto limitata. È del tutto normale che passino rapidamente da un’attività all’altra e che “dimentichino” una regola appena ripetuta. Il mondo, per un bambino di due anni, è incredibilmente affascinante e ricco di stimoli. Il suo cervello è costantemente impegnato ad assorbire informazioni nuove e questo rende difficile mantenere il focus su una richiesta per lunghi periodi. Non è mancanza di volontà: è immaturità neurologica.

Voglia di imparare e curiosità

Una delle caratteristiche più potenti di questa fascia d’età è il desiderio di imparare. La curiosità dei bambini piccoli è spesso più forte di qualsiasi regola possiamo porre. Se un bambino vuole imparare ad arrampicarsi, proverà a farlo ovunque ne abbia la possibilità, senza chiedersi se sia pericoloso o se possa causare danni. Ripeterà il tentativo molte volte, anche dopo gli insuccessi. Senza questa spinta innata all’esplorazione, non raggiungerebbe nessuna tappa dello sviluppo.

È anche l’età del famoso “faccio da solo”: il desiderio di autonomia cresce rapidamente, insieme alle prime grandi frustrazioni legate al non riuscire ancora a fare tutto ciò che vorrebbero.

Autocontrollo

L’autocontrollo è una delle competenze meno sviluppate nei bambini piccoli. La capacità di controllare gli impulsi è minima e questo ha un impatto diretto su molti comportamenti quotidiani. Vedo un gioco, voglio quel gioco, lo prendo — anche se è in mano a un altro bambino. Questo schema si ripete nelle interazioni sociali, nel rispetto delle regole, nella gestione delle emozioni e nella capacità di aspettare. Aspettarsi che un bambino tra uno e tre anni riesca a controllarsi come un adulto porta inevitabilmente a frustrazione, sia per il genitore sia per il bambino.

Condivisione

La teoria della mente, ovvero la capacità di mettersi nei panni degli altri, ha appena iniziato a svilupparsi in questa fase. I bambini di due anni giocano spesso uno accanto all’altro, ma raramente insieme. Sono focalizzati sui propri bisogni e desideri e non possiedono ancora le competenze cognitive per considerare ciò che vogliono gli altri. Per questo motivo, forzare un bambino piccolo a condividere i propri giochi può essere fonte di grande frustrazione e conflitto. Più che insegnare a “condividere”, in questa fase l’adulto ha il compito di mediare, proteggere e guidare le interazioni.

Perché tutto questo è fondamentale

Quando allineiamo le nostre aspettative allo sviluppo reale del bambino, la disciplina smette di essere una lotta continua e diventa un percorso di accompagnamento. Ed è da qui che possiamo iniziare a costruire strumenti davvero efficaci per guidare i bambini piccoli con rispetto e chiarezza.

Cosa funziona davvero per guidare un bambino tra i 1 e i 3 anni

Bambina di spalle che si lava le mani

Ripensa l’ambiente

Prima ancora di intervenire sul comportamento del bambino, osserva l’ambiente in cui vive. Chiediti quali sono le azioni che tuo figlio ripete ogni giorno e che finiscono per farti perdere la pazienza. Quel soprammobile che continua a toccare può essere tolto di mezzo? La pianta con la terra che svuota continuamente può essere spostata temporaneamente più in alto? È davvero necessario che non possa aprire i cassetti con i vestiti?

Ripensare l’ambiente significa prevenire il conflitto, riducendo il numero di “no” che sei costretto a dire ogni giorno. Un ambiente pensato per il bambino rende la disciplina con i bambini piccoli molto più semplice e naturale. Questo aspetto è essenziale nel Metodo Montessori a casa e all’asilo.

Dagli quello che cerca

Se tuo figlio continua ad arrampicarsi o a lanciare oggetti, anche dopo che gli hai chiesto più volte di smettere, probabilmente non sta provocando: sta cercando di sviluppare una competenza. Il movimento, nei primi sei anni di vita, è essenziale per la costruzione del cervello. La domanda quindi non è “come lo faccio smettere?”, ma come posso offrirgli un modo sicuro per fare ciò di cui ha bisogno?”. Se arrampicarsi sui mobili è pericoloso, puoi portarlo al parco più spesso. Se saltare sul letto non va bene, puoi spostare i cuscini del divano a terra o proporgli di saltare tenendogli la mano.

Guidare non significa vietare tutto, ma canalizzare il bisogno.

Usa parole chiare e precise

I bambini piccoli comprendono meglio indicazioni semplici e concrete. Dire cosa non devono fare spesso non è sufficiente. Invece di: “Non arrampicarti”, puoi dire: “A casa teniamo i piedi per terra. Se vuoi arrampicarti andiamo al parco.” In questo modo il bambino riceve un’indicazione chiara su cosa è permesso fare e in quale contesto. Oppure se ha fatto cadere l’acqua a terra, puoi mostrargli come tenere in mano il bicchiere e aiutarlo ad asciugare il pavimento.

Disciplinare significa insegnare

La parola disciplina deriva dal latino discere, che significa imparare. Disciplinare non vuol dire punire, ma accompagnare il bambino nell’acquisizione di nuove competenze. Prima di intervenire per fermare un comportamento che non ti piace, prova a chiederti: Quale abilità sta cercando di sviluppare? Cosa posso fare per aiutarlo a farlo in modo adeguato?

Un bambino che diventa aggressivo durante il gioco, ad esempio, potrebbe aver bisogno di imparare parole o gesti alternativi per esprimere frustrazione o chiedere un turno.

Preparati a ripetere (e ad avere pazienza)

L’apprendimento non avviene da un giorno all’altro. Richiede tempo, ripetizione e tanta pratica. I bambini piccoli hanno bisogno di sentire lo stesso messaggio molte volte, in momenti diversi, prima di poterlo integrare davvero.

Ricordalo: il loro cervello si sta formando proprio ora. Ogni tua risposta calma, coerente e rispettosa è un mattoncino in più nella costruzione delle loro competenze future.

Conclusione

Quando guardiamo i bambini piccoli attraverso la lente giusta, la disciplina smette di essere una battaglia quotidiana. I comportamenti che ci mettono più in difficoltà — le crisi emotive, l’opposizione, la fatica nel rispettare le regole — non sono segnali di “maleducazione”, ma tappe di uno sviluppo ancora in corso.

La disciplina con i bambini piccoli non riguarda il farli obbedire, ma il guidarli mentre imparano competenze che richiedono tempo, maturazione e tantissima pratica. Ripensare l’ambiente, usare parole chiare, offrire alternative e avere aspettative realistiche non rende i bambini più permissivi, ma più sicuri e collaborativi.

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