Post asilo bambini 3–4 anni: perché arrivano le crisi e come comunicare in modo efficace
Il post asilo con bambini di 3 e 4 anni è spesso uno dei momenti più difficili della giornata per i genitori.
Negli anni di lavoro negli asili, sono tanti i bambini che mi sono rimasti nel cuore. Alcuni, però, lasciano un ricordo particolarmente vivido, come un bambino di 4 anni che ho seguito nel mio primo anno di lavoro. In classe era uno dei più “bravi”: seguiva sempre le regole, non aveva difficoltà con gli altri bambini e partecipava con entusiasmo a ogni attività proposta dall’insegnante. Era equilibrato, collaborativo e riusciva a gestire bene il proprio tempo all’asilo.
Eppure, alle 4 in punto, quando arrivavano i genitori, tutto cambiava. Già nel giardino dell’asilo iniziava la crisi: urla, pianti, calci. Un giorno per lo snack sbagliato, un altro perché voleva la bicicletta invece del monopattino.
Questo è un esempio perfetto di quello che spesso succede nel post asilo con bambini di 3 e 4 anni: un momento delicato, intenso e spesso imprevedibile. In questo articolo voglio riflettere assieme a te per capire:
- che cosa succede attorno ai 3 e 4 anni e perché il comportamento dei bambini di 3 anni e 4 anni può sembrare così imprevedibile;
- perché il post asilo è un momento delicato e perché i bambini possono apparire nervosi o in crisi dopo l’asilo;
- strategie pratiche per supportare sia te che il tuo bambino e migliorare la comunicazione tra genitori e bambini.

Mi presento…
Sono Raffaella Rossi, Pedagogista Montessori e Consulente del Sonno Infantile. Se vuoi riceve altri consigli sull’educazione dei bambini e il metodo Montessori, iscriviti alla Newsletter.
Perché proprio a 3 e 4 anni le reazioni sembrano più intense
Quando mia figlia ha raggiunto (e superato) i 3 anni, mi sono resa conto di alcune cose. Prima di tutto, di quanto materiale ci sia sui famosi “terribili 2” e di quanto poco si parli invece dei bambini tra i 3 e i 4 anni. Secondo, che le mie aspettative su mia figlia andavano profondamente ridimensionate.
Partiamo proprio da questo, per capire insieme che cosa succede in questa fase dello sviluppo emotivo tra i 3 e i 4 anni — una fase che spesso coincide con comportamenti che ci mettono alla prova, soprattutto nel momento del post asilo.
Più consapevolezza di sé
Maria Montessori parla di un cambiamento fondamentale tra la fascia 0–3 e la 3–6 anni: il passaggio da mente inconscia a mente conscia. Che cosa significa, concretamente?
Il tuo bambino, che prima sembrava inarrestabile, spinto da pura curiosità ed energia, all’improvviso diventa più presente. Inizia a comprendere alcuni “perché” e “per come” del mondo, fa delle scelte che riesce anche a motivarti. Più consapevolezza, però, non significa completa comprensione. Inizia a essere più consapevole di sé e di ciò che lo circonda, ma c’è ancora moltissimo che non comprende. Sa esprimersi meglio, comprende frasi e concetti più complessi, la sua proprietà di linguaggio cresce ogni giorno a grandi passi. Questo è uno dei motivi per cui il comportamento dei bambini di 3 anni e il comportamento dei bambini di 4 anni possono sembrare improvvisamente “più difficili”: ora riescono a dirti di più, ma non riescono ancora a gestire tutto quello che sentono.
Più bisogno di controllo
Alla maggiore consapevolezza si accompagna anche il bisogno di capire il proprio posto nel mondo, di affermare e costruire la propria volontà. C’è un grande bisogno di sentirsi visti, ascoltati e riconosciuti. È come se ci dicesse:
“Sono qui. Ho un’opinione, dei bisogni che inizio a intuire, delle preferenze che ora riconosco e voglio che siano ascoltate. E sono capace (o sto iniziando) di dirtelo a parole.”
Questo bisogno di controllo è una tappa naturale dello sviluppo emotivo tra i 3 e i 4 anni, ma spesso si scontra con le richieste degli adulti e con i ritmi della giornata, soprattutto dopo molte ore di asilo.
Autoregolazione ancora in costruzione
Insomma, il cambiamento è forte e molto visibile. Abbiamo davanti un bambino che ci sembra “molto grande”, soprattutto se magari è arrivato un fratellino o una sorellina. Un bambino che parla, comprende, si fa ascoltare. Ma non dobbiamo farci ingannare da tutte queste nuove abilità. Il loro cervello è ancora in costruzione. In particolare, tutta quella parte che si occupa di autoregolazione, autocontrollo e gestione delle emozioni è solo all’inizio del suo sviluppo. È un processo lungo, che andrà avanti per molti anni. Ed è proprio per questo che non è raro vedere un bambino nervoso dopo l’asilo o crisi dopo asilo nei bambini: hanno più consapevolezza, più bisogni, più emozioni… ma pochissimi strumenti per reggerle tutte insieme.
Conosci il Podcast Gentile? In questo episodio abbiamo parlato di cosa succede tra i 3 e i 4 anni. Nuove sfide, nuove conquiste e la nostra esperienza di mamme e professioniste.
Perché il post asilo è un momento così delicato a 3–4 anni
Il mio primo anno da insegnante è stato in una classe Montessori con circa 40 bambini. Gli orari erano molto lunghi: iniziavo alle 8 e finivo alle 6, lo stesso orario di parte dei bambini. Ricordo che, in quel primo anno — da insegnante giovane e inesperta — arrivavo a fine giornata completamente stremata. Le transizioni, le attività, il rumore, il movimento, le interazioni… è davvero tanto. In seguito ho lavorato in classi più piccole, con età diverse, orari un po’ più ridotti, ma soprattutto ho imparato come prendermi cura di me stessa: come regolarmi, come gestire le energie durante la giornata.
Ora prova a immaginare il livello di fatica per un bambino, con un cervello in piena costruzione e completamente orientato all’apprendimento e allo sviluppo. Non è difficile capire quanto possa essere stancante, anche per i bambini che sono felicissimi di frequentare l’asilo, anche per quelli che non fanno la giornata lunghissima. Ed è proprio qui che spesso nasce il “bambino nervoso dopo asilo” o le crisi dopo asilo nei bambini di 3 e 4 anni.
Vediamo più da vicino quali sono i fattori che rendono la giornata così impegnativa.
Molte ore di adattamento e autocontrollo
All’asilo ci sono tante regole da seguire. È inevitabile: per far coesistere tanti piccoli esseri umani e garantire un minimo di equilibrio, serve una struttura solida e una guida capace di farsi ascoltare. Anche in una classe Montessori — dove c’è molto spazio per il gioco libero e grande rispetto per le scelte del bambino — esistono comunque momenti in cui la volontà del singolo deve adattarsi alle necessità del gruppo. Per bambini che hanno appena iniziato a sviluppare le abilità cognitive che permettono di considerare il punto di vista di un’altra persona, questo richiede uno sforzo enorme. È una palestra quotidiana di autocontrollo.
Grande stimolazione sensoriale e sociale
In questa fase il linguaggio si espande rapidamente e le abilità sociali sono ancora in costruzione. Il processo che porta all’interazione passa anche attraverso tanta sperimentazione: “Cosa succede se faccio questo?” “Cosa succede se dico questo?”. Da insegnante ho imparato a prestare molta attenzione alle conversazioni tra bambini, alle parole che usano — soprattutto quando cercano di “schermarsi” dagli adulti.
Ora immagina un ambiente pieno di bambini che vivono tutti la stessa fase: interagiscono, provano, sbagliano, riprovano. Gli stessi bambini che hanno sicuramente più consapevolezza rispetto a un anno prima, ma ancora pochi strumenti per comprendere e processare tutto ciò che accade intorno a loro. Il risultato è spesso un vero cocktail esplosivo di stimoli.
Batteria emotiva scarica
In tutto questo, le loro guide fondamentali non sono presenti. Pur costruendo un legame importante con gli insegnanti — che può fare una grande differenza nel supportare i bambini durante la giornata — le figure principali di riferimento restano i genitori. Non è una critica al valore dell’asilo, ma un dato di fatto. Con insegnanti preparati e competenti (non solo sul piano delle conoscenze, ma soprattutto dell’empatia e della consapevolezza dei bisogni dei bambini), le occasioni di apprendimento sono infinite. Allo stesso tempo, non dobbiamo sorprenderci se, a fine giornata, molti bambini arrivano con un sovraccarico emotivo importante. Ed è proprio per questo che il post asilo nei bambini di 3 e 4 anni è spesso il momento in cui “crollano”: la batteria emotiva è scarica, e tutto ciò che è stato trattenuto durante il giorno trova finalmente spazio per uscire.

Il comportamento non è il problema: lo è l’energia residua
E quindi cosa succede quando li andiamo a prendere? Fino a non tanto tempo fa ci correvano incontro felici. Ora, invece, spesso partono subito i comportamenti sfidanti, le esplosioni emotive, le crisi. E magari gli insegnanti ci dicono: “Qui si comporta benissimo. A casa, invece, sembra fare una gran fatica a trovare un equilibrio. Se ti riconosci, sappi che è una dinamica molto comune nei bambini di 3 e 4 anni — soprattutto nel momento del post asilo.
Il significato dei comportamenti dei bambini
Prova a immaginare il comportamento del tuo bambino come un iceberg. Sopra la superficie c’è tutto quello che vedi: urla, pianti, opposizione, rigidità. Sotto, c’è tutto ciò che lo provoca. Non in un semplice rapporto causa–effetto, ma come un insieme di fattori che si accumulano durante la giornata: stanchezza, stimoli, frustrazione, bisogno di contatto, fame, emozioni non elaborate.
Questo “cocktail” genera sensazioni e pensieri che il tuo bambino non ha ancora gli strumenti per comprendere o gestire da solo. Ed è qui che entriamo in gioco n
oi adulti: non per spegnere il comportamento, ma per aiutare a sbrogliare la matassa.
Cosa significa sentirsi finalmente al sicuro
Anche quando hanno costruito un buon legame con gli insegnanti, i genitori restano il primo porto sicuro. Durante la giornata hanno trattenuto, si sono adattati, hanno cercato di regolarsi. Quando arrivano da noi, arrivano nel luogo in cui sanno di poter finalmente lasciare andare. Non significa che a casa non ci siano regole, o che abbiano “dimenticato” tutto quello che hanno imparato. Pensa piuttosto ad una pentola a pressione che, arrivata a fine cottura, deve finalmente aprirsi.
E quale posto migliore, se non il loro porto sicuro? Il luogo in cui si sentono più accolti, compresi, protetti. Il fatto che a scuola riescano a contenersi non è il segnale che “a casa fanno i capricci”.
È il segnale che con te si sentono abbastanza al sicuro da mostrare anche la parte più fragile.
Strategie per il post asilo: come cambia la comunicazione

Spero che queste informazioni ti stiano aiutando a guardare il comportamento del tuo bambino dopo l’asilo sotto una luce diversa. Tenendo conto di tutto quello che abbiamo detto su questa fase dello sviluppo emotivo tra i 3 e i 4 anni, una cosa diventa abbastanza chiara: nei pomeriggi post asilo i bambini non hanno bisogno di più disciplina. Hanno bisogno di più connessione. E di più spazio per lasciare andare gli accumuli emotivi della giornata.
Questo cambia profondamente anche la comunicazione tra genitori e bambini: meno richieste, più presenza.
Semplificare
Una delle prime cose su cui rifletto nelle consulenze i genitori che stanno attraversando un periodo di comportamenti particolarmente sfidanti è la routine della giornata. In particolare, nel post asilo guardiamo insieme alle transizioni, le attività del pomeriggio e a quanto spazio ha il bambino per rallentare e semplicemente essere. A volte semplificare significa ridurre il numero di attività pomeridiane — magari portandole a una o due a settimana. Significa evitare, quando possibile, di passare dall’asilo al parco, dal parco ai nonni, dai nonni al supermercato e infine a casa. Oppure scegliere di fare la spesa in un altro momento, se possibile senza bambini.
Non esistono ricette universali. Ognuno di noi può fare piccoli esperimenti per capire cosa funziona meglio per la propria famiglia, soprattutto quando il bambino è nervoso dopo l’asilo o vive crisi frequenti.
Spazio e tempo per il gioco libero
Semplificare il pomeriggio crea automaticamente più spazio per il gioco libero. Sappiamo tutti che i bambini giocano, ma non sempre siamo consapevoli di quanto il gioco libero — quello scelto e gestito spontaneamente dal bambino — sia fondamentale per uno sviluppo sano. Avere tempo per esplorare liberamente, in uno spazio familiare e tranquillo, è un vero toccasana per menti e corpi che sono stati indaffarati tutto il giorno. È uno dei modi più naturali che hanno per elaborare le emozioni e scaricare le tensioni accumulate.
Gli schermi non rilassano
Voglio aggiungere una nota importante, perché spesso in consulenza mi capita di riflettere con i genitori sull’uso dei cartoni animati nei pomeriggi post asilo. Il mio consiglio è di evitare, per quanto possibile, il tempo davanti agli schermi in un momento già di per sè un po’ complicato. I cartoni possono sembrare rilassanti, ma in realtà sono molto stimolanti. Il bambino può apparire calmo, mentre il suo sistema nervoso riceve un nuovo sovraccarico di informazioni, che si aggiunge a quello già accumulato durante la giornata. Oltre a questo, si perde un’occasione preziosa: quella di accompagnare il bambino a riconoscere e gestire la stanchezza con il nostro supporto, attraverso la relazione e la presenza.
Ed è proprio qui che la comunicazione genitori bambini fa la differenza.
Conclusione: non è un problema di comportamento, ma di bisogni
Se c’è una cosa importante da portare a casa è questa: quello che vedi nel post asilo nei bambini di 3 e 4 anni non è un fallimento educativo. È il risultato di una giornata intensa, di un cervello in pieno sviluppo, di emozioni trattenute troppo a lungo. Quando tuo figlio arriva a casa nervoso, oppositivo o in lacrime, non ti sta sfidando. Ti sta mostrando che è stanco, che ha bisogno di scaricare, che ha bisogno di te.
Ed è qui che la comunicazione fa davvero la differenza. Non una comunicazione fatta di spiegazioni infinite o tentativi di “far ragionare” un bambino che non ha ancora gli strumenti per farlo, ma una comunicazione fatta di ascolto, contenimento, parole semplici e presenza emotiva.
Se senti che questo tema ti tocca da vicino, io e Miriam Capurso creato un webinar pratico sulla comunicazione con bambini dai 2 ai 4 anni. Parleremo di cosa aspettarci davvero dal comportamento dei bambini in questa fase, di come comunicare in modo più efficace nei momenti di fatica e di strategie concrete per accompagnarli senza urla, minacce o sensi di colpa. Trovi tutte le informazioni qui sotto.
